L’armadio emozionale

armadio

Ormai l’ho fatto capire .. io amo l’autunno. Adoro i colori ed i profumi di quello che gli anglosassoni chiamano ‘sweater weather’, cioè ‘tempo da maglione’
E qui inizia il dramma: IL CAMBIO ARMADI

via GIPHY

Per me il cambio armadi è una sofferenza che tendo a rimandare fino a quando raggiungo il punto di non ritorno: le unghie bluastre mi fanno capire che fa troppo freddo per indossare il golfino di cotone.
Perchè odio questo momento? Principalmente perchè è necessario seguire uno schema ben preciso che coinvolge due case, due armadi, e un gatto curioso.
La casa è piccola, quindi molti dei vestiti fuori stagione sono custoditi da quella santa donna di mia mamma, che ha un talento naturale per l’organizzazione, una passione smodata per gli scatoloni ed i sacchetti da sigillare sottovuoto, e soprattutto una stanza in più, fornita di armadio gigante.

Quindi a livello gestionale l’operazione si dovrebbe articolare come segue:
1. estrarre, piegare e riporre i vestiti estivi
2. portarli nel capiente armadio a casa dei miei e contestualmente ritirare i vestiti invernali
3. spiegare e riporre i vestiti invernali nel mio armadio.

Una cosetta che si può agevolmente iniziare e finire in un paio d’ore. Sulla carta niente di più facile.
SULLA CARTA.
Nella realtà invece funziona così:
Il mio armadio è già nel caos di suo, ogni volta che lo apro temo che escano un fauno con la sciarpa ed un leone che parla con la voce di Omar Sharif.
Quindi, per sicurezza, il contenuto viene buttato tutto sul letto e diviso in 4 aree precise denominate: BUTTARE, TENERE MA NON SO PERCHE’, METTERE VIA PER LA PROSSIMA STAGIONE, MA QUANDO L’HO COMPRATO QUESTO?
Individuati i 4 mucchi è necessario stanare il gatto da sotto uno o più degli stessi, le cataste crollano, si mischiano e si deve ricominciare da capo.
Allora si fa una pausa caffè e sigaretta.
Via, si ricomincia e ci si trova subito ad un bivio ‘buttare o tenere? La decisione è semplice, teniamo tutto e la scelta la rimandiamo al prossimo Aprile, tanto adesso non so cosa mi andrà di mettere la prossima estate.
Quindi si infila tutto a casaccio in scatole e borsoni e si spera che anche questa volta la santa donna di cui sopra, dia un ordine al disastro incombente.
Si fa lo scambio scatoloni con sguardo affranto (il mio) e truce (la santa donna) che sussurra con voce da film horror E METTI VIA TUTTO BENE …
Quindi si rimette tutto sul letto, si sposta il gatto due o tre volte, si piegano 4 maglioni, ci si commuove davanti alle calzette di Trilly Campanellino, che hanno resistito ad un’altra estate sottovuoto, e si prova una somma goduria se si entra di nuovo nel pantalone dell’anno scorso.
Ma il mucchio non accenna a diminuire, quindi gran parte dei vestiti si mettono a lavare, per dare una rinfrescata .. così si posticipa di un po’ l’incombenza del riempire di nuovo l’armadio.

Morale, l’operazione dura una settimana abbondante, invece del canonico paio d’ore.

spankMa ho capito che il problema non è il mio disordine. No.
E’ che io sono un’inguaribile romantica (.. un po’ isterica, pero’ simpatica ..).
Spesso i vestiti o gli accessori, mi ricordano momenti, persone, cose. E rivederli dopo una stagione, mi fa fermare a pensare, ricordare, sorridere.
Quindi non sono disordinata. Ho solo un armadio emozionale, che mi fa tornare ad essere un po’ Spank ad ogni cambio di stagione!

 

 

facebooktwittergoogle_pluspinterestlinkedinmail

2 Comments on L’armadio emozionale

  1. beata te, il mio armadio, anzi i miei armadi, pechè faccio il cambio di 4….mi fà diventare Crudelia Demon….
    ad ogni stagione ho borse di vestiti da rifilare a qualcuno….e non capisco come mai…secondo me si autoproducono….
    e mi sono promessa che la prossima primavera farò la conta delle scatole delle scarpe che sono state infilate in qualche maniera in cantina….quello si sarà un momento mooooolto emozionale!!!!

    • Ma vuoi mettere la soddisfazione di dire due volte all’anno ‘e questo quando cavolo l’ho comprato?? Ma è bellissimo!!!’

Leave a comment

Your email address will not be published.


*